Il Monastero di Voronet – la Cappella Sistina d’Oriente con il suo azzurro irripetibile

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Il monastero Voronet è situato nei pressi di Gura Humorului, una cittadina nei pressi di Suceava, nella regione romena della Moldavia. E’ stato costruito sul finire del XV secolo in tempi brevissimi: nel giro di soli tre mesi e tre settimane, quindi dal 26 maggio al 14 settembre del 1488. Il santo patrono del monastero è San Giorgio, ma il fondatore di quest’edificio meraviglioso è stato il grande principe e condottiero moldavo Ștefan Cel Mare (Stefano Il Grande). Quasi un secolo dopo, verso la metà del ‘500 il metropolita Grigore Roșca, cugino del voievoda Petru Rareș, fece aggiungere, sul lato ovest del monastero, il portico chiuso e fece eseguire la decorazione esterna dell’intero edificio con dei raffinati affreschi che attraggono ogni anno migliaia di visitatori. Il colore dominante della chiesa è l’azzurro di Voroneț, che cambia di tonalità a seconda del grado di umidità presente nell’atmosfera, e che è stato oggetto di molti studi. Nessuno è mai riuscito a riprodurlo, e quindi non si è ancora scoperta la formula chimica che ha dato vita a quest’intenso azzurro. Si narra che, alla fine del ‘500, l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo, chiese a due alchimisti di scoprire il segreto del colore del monastero, ma questi ultimi, nonostante ne avessero prelevato e studiato approfonditamente dei frammenti, non riuscirono a ricrearlo con precisione. Chimicamente non è mai stato riprodotto, ma il meraviglioso azzurro di Voronet, è unico al mondo e famosissimo, come il rosso di Rubens e il verde di Veronese.

Architettonicamente, questo luogo di culto, è stato edificato in stile moldavo, questo significa che vuole essere una sintesi tra il linguaggio bizantino e quello gotico. Elementi gotici sono sicuramente le finestre, le porte, e lo slancio verticale.  Di tipo bizantino è la decorazione e l’orizzontalità dell’edificio. Il monastero presenta infatti proporzioni modeste, essendo lungo circa 25 metri e largo solo 10 metri, se si comprende anche l’abside (7 metri fino al pronaos), ha pianta trilobata e presenta una torre a volta moldava sul naos. La chiesa è uno dei pochi edifici che, in buona misura, presentano tuttora un’architettura religiosa tipicamente moldava del XV secolo.

Per quanto riguarda le modifiche apportate da Grigore Roșca nel 1547, dobbiamo ricordare che l’intento di questo metropolita fu quello di subordinare l’architettura alla decorazione pittorica, e questa scelta rappresentava un’assoluta novità per l’poca: la parete ovest è una parete priva di ogni apertura ed è interamente dipinta, dai piedi al bordo a ridosso del tetto.

I dipinti interni risalgono al periodo in cui Stefan Cel Mare era principe di Moldavia, cioè agli anni 90 del ‘400 e sono molto apprezzate le scene dell’altare e del naos, dove le immagini donano un perfetto senso teologico, essendo solenni e vistosamente monumentali.

Gli affreschi esterni rappresentano uno dei vertici dell’arte europea. Interessante è l’affresco della facciata del nartece, poiché qui troviamo il famoso Giudizio Finale. Eseguito probabilmente dal pittore moldavo Marcu e comparabile, per la monumentalità e per la forza espressiva, ai massimi capolavori della pittura occidentale, il Giudizio Finale è disposto in 5 registri: nel primo registro troviamo il Dio Padre in centro, portato dagli angeli, e altri angeli che arrotolano il Velo de Tempo, a significare la fine del mondo. Il tempo è rappresentato dai segni zodiacali. Nel secondo registro è raffigurata la glorificazione di Cristo, giudice del mondo, con ai lati la Vergine e il Battista che implorano misericordia (Déisis) ci sono inoltre sei apostoli per parte, seduti, vestiti con abiti multicolori e dai volti ben caratterizzati. Dai piedi del Cristo sgorga il fiume di fuoco (la Gheenna). Il terzo registro raffigura invece la preparazione del trono del Giudizio, (l’Etimasìa) con, a sinistra, gli eletti (vescovi, profeti, martiri e giusti) guidati da San Polo e, a destra, i dannati, guidati da Mosè. Mosè con le Tavole della Legge mostra quindi il trono ai dannati, tra i quali riconosciamo i Turchi, i Tatari e gli Ebrei. Molto bene eseguiti sono i volti dei Turchi, vincitori di Petru Rareș. La colomba, al centro del trono, rappresenta lo spirito santo. Il quarto e il quinto registro raffigurano, al centro, la lotta tra angeli e demoni (questi ultimi sono rappresentanti con elementi caricaturali) e la Gheenna entro la quale sono appena disegnate le figure dei dannati. A sinistra vediamo le schiere degli eletti, con il re David che suona la cobza, strumento popolare romeno, al posto dell’arpa, e a destra la resurrezione dei morti presidiata dalla divinità della terra e dalla divinità del mare, sopra ad un delfino. Tra i morti da resuscitare ci sono anche gli animali che hanno divorato gli uomini, gli angeli, per iniziare la resurrezione, suonano il bucium, altro strumento popolare romeno, al posto delle trombe.

Nella parete settentrionale, a sinistra, molto danneggiata, vediamo rappresentata la Creazione dov’è raffigurata una scena tratta da una leggenda popolare (perciò fuori dai dogmi) del patto di Adamo con il diavolo per poter coltivare la terra di questi in cambio delle anime dei discendenti, patto poi annullato, secondo la leggenda, da Cristo. Sul contrafforte a destra vediamo la Scala Celeste, altro elemento tratto dalla leggenda popolare.

Nella parete meridionale, a destra, è rappresentato l’Albero di Jesse. Si tratta di una grandiosa composizione su fondo blu, divisa in otto registri, con circa 100 figure avvolte da fiori stilizzati, di grande ricchezza creativa. In alto osserviamo le scene della vita di San Nicola (o Inno Acàtisto), attorno alla finestra gotica, invece, scende della vita di San Giovanni Nuovo, ricche di particolari popolareschi.

Il monastero di Voroneț è quindi un luogo religioso così affascinante per il fatto di inserire, nei propri affreschi, elementi popolareschi all’interno di un più ampio quadro religioso. Nonostante ciò l’edificio sprigiona un senso fortemente spirituale. E’ incredibile come i particolare popolareschi come la cobza, il bucium, i carri usati dai contadini, e i costumi moldavi con cui alcuni personaggi raffigurati, non allontani lo spettatore dal sentimento religioso, ma al contrario, lo rafforzi e destando interesse e fascino.

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